fbpx

Come migliorare i processi aziendali (e lavorare felice)

Il mondo del lavoro è cambiato molto negli ultimi anni, e quel che è certo è che continuerà a farlo anche in futuro. Pensare che ciò che ha funzionato in passato andrà sempre bene non è quindi solo inutile, ma persino pericoloso, perché ci allontana sempre più dal raggiungimento dei nostri obiettivi aziendali e dalla crescita. Ogni giorno in fondo è un buon giorno per migliorarsi, non trovi?

Ecco alcuni piccoli grandi consigli pratici per ottimizzare i nostri processi aziendali. 

L’autorevolezza vince sull’autorità

Il modello tradizionale di organizzazione basato sull’autorità di un capo sta cedendo sempre più il passo a una nuova realtà in cui conta soprattutto l’autorevolezza del leader, inteso come persona capace di guidare, ma anche di trainare e condurre per mano la propria squadra.

La differenza tra i due concetti solo apparentemente simili la spiega molto bene Roberto Re nel suo podcast, ma esistono decine di esempi anche nella cultura popolare. Il conflitto tra Agamennone e Achille all’inizio dell’Iliade è un archetipo classico di scontro tra chi comanda per titolo (il sovrano Agamennone) e chi è ammirato e seguito per virtù (il guerriero Achille). 

Pensiamo anche al film Il gladiatore. Il personaggio di Russell Crowe è amato da tutti, pubblico e schiavi, perché non si tira mai indietro nei combattimenti e finisce per sovrastare in carisma il malvagio imperatore interpretato da Joaquin Phoenix.

Non essere un capo: scegli di essere leader

Come trasferire questa riflessione sulla leadership nell’ambiente lavorativo della tua azienda? È semplice: oggi non puoi più pensare di motivare i tuoi collaboratori solo perché sei al vertice delle gerarchie. Devi incarnare l’esempio del professionista che vorresti con te

Non puoi pretendere che siano tutti presenti in ufficio alle 8:30 se arrivi con comodo a mezzogiorno. Non puoi chiedere di lavorare nel fine settimana se tu per primo sparisci senza preoccuparti degli altri. Se ti schieri al fianco dei tuoi collaboratori e non sopra di loro rendi le dinamiche produttive più piacevoli e inevitabilmente più efficaci. E la soddisfazione delle persone che lavorano con te si trasforma nella soddisfazione dei tuoi clienti.

Il cliente e il prodotto sono al centro di tutto

Questa nuova prospettiva dei processi aziendali è uno dei concetti fondamentali introdotti dall’approccio al lavoro del Lean Thinking ideato da James P. Womack e Daniel T. Jones a inizio anni Novanta. 

Comprimendo al massimo i concetti del “pensiero snello”, possiamo dire che la conclusione dello studio è che impostare il lavoro sul prodotto e sul cliente anziché sul profitto migliora la qualità e il livello di soddisfazione sia del pubblico finale che dei dipendenti. 

Sono tante le grandi compagnie che hanno già adottato questo approccio, e le differenze rispetto ai metodi tradizionali non possono che balzare agli occhi. Pensa a Netflix, che ti permette di interrompere il tuo abbonamento con un semplice click, e a Sky, che ti chiede di inviare una raccomandata. Due ere geologiche diverse nello stesso settore: da una parte l’attenzione al cliente, dall’altra al profitto.

Netflix vs Sky

cambiamenti del mondo lavorativo sono spesso al centro degli incontri che si tengono presso il Lanziani Hub. Se sei alla ricerca di uno spazio per confrontare idee e progetti vieni a trovarci, ti aspettiamo a braccia aperte.

Lascia un commento

ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!