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Come sfruttare un contest online per promuovere la tua azienda

L’idea di una ricompensa finale attira sempre un gran numero di utenti e il web ha reso ancora più semplici le modalità di partecipazione e raccolta dati. E i social network hanno contribuito a moltiplicare il numero di concorsi a premi aperti al pubblico.

Ma perché i contest online si rivelano sempre più un utilissimo strumento di marketing per le aziende? Se gestisci un’impresa digitale oggi non puoi fare a meno di coinvolgere i tuoi contatti con dei giochi a premi. In questo articolo vediamo insieme quali vantaggi puoi ottenere e le principali regole per interagire con il tuo pubblico nel rispetto della normativa.

I vantaggi dei concorsi social per le aziende

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ci fornisce una definizione ufficiale di concorso a premi: “un’iniziativa, avente fini anche in parte commerciali, diretta a favorire, nel territorio dello Stato italiano e attraverso la promessa di premi, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi oppure la vendita di beni o servizi”.

In parole più semplici, con un contest un’azienda offre dei premi ai partecipanti per ottenere benefici legati alla notorietà del marchio o di un singolo prodotto. Le motivazioni per realizzare un concorso online possono essere davvero tante, fra cui:

  • brand awareness, ossia la promozione del marchio;
  • engagement, quindi il coinvolgimento del pubblico sotto forma di interazione sui social, anche attraverso domande e giochi a quiz;
  • raccolta e classificazione di contatti e informazioni sugli utenti (indirizzi mail, dati anagrafici, interessi).

La maggior parte dei contest social hanno l’obiettivo di espandere il pubblico, aumentare il coinvolgimento e raccogliere dati personali per organizzare poi un archivio.

Come coinvolgere il pubblico con il tuo contest

Per stimolare la partecipazione dei clienti che vuoi raggiungere puoi puntare su molte forme diverse di concorso, con livelli di interazione più o meno complessi.

Abbiamo già visto sul nostro blog quanto una buona presenza sul web sia utile per il successo di un’impresa. Sfruttare i contest è sicuramente un ottimo modo per espandere la tua clientela e aumentare la notorietà, a patto però di rispettare le regole.

Per attirare gli utenti verso le tue iniziative ci sono alcuni modelli classici di partecipazione da cui puoi prendere spunto:

  • l’estrazione casuale o cronologica tra gli utenti che interagiscono con i contenuti del concorso attraverso commenti, condivisioni o messaggi privati;
  • il foto contest delle immagini inviate degli utenti, con conteggio dei “mi piace” o tramite la valutazione di una giuria di esperti;
  • quiz e i sondaggi;
  • la vincita istantanea tramite clic su un link.

Sono tutte iniziative piuttosto semplici da organizzare, ma che devono sempre rispettare le indicazioni normative previste per i concorsi.

Le principali regole da seguire per un concorso a norma

L’ordinamento italiano ha stabilito una serie di regole per lanciare concorsi a premi sul web. Purtroppo la maggior parte delle aziende non le rispettano, esponendosi al rischio di multe e controversie con il pubblico. Per organizzare un contest devi:

  • essere iscritto al registro delle imprese;
  • comunicare al MISE la tua iniziativa e i relativi premi;
  • fornire un regolamento chiaro e preciso con informazioni su privacy e GDPR;
  • coinvolgere un notaio per la scelta dei premi e l’estrazione dei vincitori. 

Il nostro consiglio è di seguire sempre queste regole. I contest social portano numerosi vantaggi, ma se li organizzi nel modo sbagliato possono diventare un vero problema e danneggiarti sia a livello economico che di immagine.

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ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!