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Facebook Shops e Instagram Shops: le nuove frontiere dell’e-commerce

Vendere online è un’opportunità irrinunciabile per qualsiasi tipo di esercizio commerciale. In un mondo sempre più connesso e veloce, i mercati si espandono fuori dai confini tradizionali del negozio di quartiere. Destinazione? Orizzonti digitali dal potenziale illimitato

Ogni attività imprenditoriale oggi può diventare allo stesso tempo locale e globale. I nuovi strumenti della rete permettono infatti di servire  allo stesso modo i clienti abituali che guardano ogni giorno le vetrine e sconosciuti che interagiscono per caso con un contenuto sui social network.

Tanti imprenditori faticano ancora a capire l’importanza del commercio sul web e si concentrano solo sui costi di un negozio virtuale. 

Se anche tu tremi all’idea di spendere migliaia di euro per aprire il tuo punto vendita virtuale abbiamo una buona notizia per te: puoi iniziare a vendere anche senza un sito o un e-commerce.

Vendere online? Sempre più facile, sempre più utile 

Quando abbiamo analizzato la situazione digitale in Italia nel nostro blog abbiamo visto che solo l’11% delle aziende vende online tramite una propria piattaforma. Siamo in ritardo rispetto agli altri paesi europei, ma questo 2020 senza precedenti – e speriamo senza successori – ha contribuito a smuovere le acque. 

Vendere su internet sta diventando sempre più semplice, anche per chi non ha un canale diretto. Sono sempre di più, infatti, gli strumenti per creare e promuovere un catalogo prodotti. 

Fino a qualche anno fa le alternative più veloci ed economiche al classico negozio digitale erano i punti vendita ospitati su grandi piattaforme come Amazon o eBay. Chiunque può aprire il proprio store all’interno di uno dei portali per farsi conoscere in tutto il mondo. I colossi informatici ci mettono le infrastrutture e la visibilità, e in cambio chiedono una percentuale sugli incassi. 

Le novità dell’ultimo anno spingono invece verso lo sviluppo del cosiddetto e-commerce di prossimità: una specie di estensione virtuale del commercio più tradizionale fatto di vetrine e rapporti di fiducia tramite i social network. 

I nuovi negozi sui social network

La galassia Facebook ha deciso di sostenere i commercianti con funzionalità innovative pensate per guidare le vendite. Sono nati così Facebook Shops e Instagram Shops, nuovi servizi che permettono di promuovere direttamente i prodotti tramite i post pubblicati sui social. Basta configurare il tuo catalogo prodotti, collegarlo al metodo di pagamento che preferisci, e il gioco è fatto.

I social sono una risorsa sempre più importante per raggiungere i propri clienti e le novità di Facebook e instagram spalancano nuovi scenari per tutti i negozianti. E anche WhatsApp sta per implementare delle nuove funzioni di vendita.

Iniziare a vendere sul web tramite Facebook Shops e Instragram Shops è utile per abituarti al commercio online e ampliare la tua rete di affari con poco sforzo

Creare un proprio canale di vendita diretto rimane ancora l’opzione più completa per un negoziante. È anche la più costosa, senza dubbio, ma con soluzioni come Shopify puoi aprire il tuo store in pochi passaggi e con una spesa contenuta. Un consiglio se decidi di puntare sull’e-commerce: non dimenticare di iscriverti a Google Merchant Center per lanciare i tuoi prodotti su Google Shopping e ottenere il massimo della visibilità.

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ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!