I Miei Primi 50 Anni

I Miei Primi 50 Anni

Cinquant’anni. Mezzo secolo di vita, di respiri, di scelte, di incontri. E oggi, guardandomi indietro, capisco quello che Steve Jobs intendeva quando parlava di “connecting the dots” – collegare i puntini.

Allora non potevo saperlo. Ogni passo sembrava incerto, ogni scelta un salto nel vuoto. Quel lavoro che ho accettato quasi per caso, quella persona che ho deciso di seguire, quel progetto che sembrava impossibile, quella strada che ho imboccato quando tutti mi consigliavano di andare dall’altra parte. Puntini sparsi su una tela bianca, senza un disegno apparente.

Ma oggi, da qui, vedo il disegno. Vedo come ogni incontro mi ha portato alla persona successiva, come ogni fallimento conteneva il seme della prossima vittoria, come ogni deviazione dal percorso era in realtà la strada giusta. I puntini si sono collegati, uno dopo l’altro, disegnando la mappa di chi sono diventato.

E se c’è una cosa che questi cinquant’anni mi hanno insegnato è questa: la vita non si misura in anni, ma nei momenti in cui facciamo quello che amiamo, con le persone che ci fanno sentire vivi.

Ho avuto la fortuna – no, meglio, ho fatto la scelta di cercare quei momenti. Di inseguire ciò che mi accendeva dentro, anche quando la via più semplice era un’altra. Di scegliere le persone giuste, quelle che vedono in te non solo quello che sei, ma quello che puoi diventare. Quelle che ti sfidano, ti sostengono, ti fanno ridere quando tutto sembra crollare.

Perché lavorare non è solo guadagnarsi da vivere. È creare, è costruire, è lasciare un’impronta. E farlo con le persone giuste trasforma ogni giornata in qualcosa di straordinario. Quelle riunioni infinite diventano sessioni di brainstorming dove nascono idee impossibili. Quei progetti complicati diventano avventure condivise. Quella fatica diventa energia pura quando sai che non sei solo.

Cinquant’anni e ancora mi emoziono quando vedo un progetto prendere forma. Ancora sento le farfalle nello stomaco quando inizio qualcosa di nuovo. Ancora credo che domani possa essere migliore di oggi, non perché sono un ingenuo, ma perché ho visto accadere miracoli quotidiani quando metti passione in quello che fai.

Steve Jobs aveva ragione: non puoi collegare i puntini guardando avanti, puoi solo collegarli guardando indietro. Ma puoi scegliere quali puntini mettere sulla tela. Puoi scegliere di fare ciò che ami. Puoi scegliere le persone con cui condividere il viaggio.

E io ho scelto. Ho scelto la passione al posto della sicurezza. Ho scelto le persone vere al posto delle opportunità vuote. Ho scelto di credere che fare la differenza fosse più importante che fare carriera. E guardando indietro, vedo un disegno bellissimo, fatto di risate, di successi, di cadute che mi hanno insegnato a rialzarmi più forte, di persone che sono diventate famiglia.

Questi primi cinquant’anni sono stati straordinari. Non perfetti – i disegni più belli non lo sono mai. Ma autentici. Miei. Vissuti fino in fondo.

E il bello? Il bello è che questo non è un punto di arrivo. È solo un altro puntino sulla tela. E non vedo l’ora di vedere quale disegno formerà con tutti i puntini che verranno.

Perché quando ami quello che fai e lo fai con le persone giuste, ogni giorno è un regalo. Ogni anno è una conquista. E i prossimi cinquanta? Saranno leggendari.

Grazie alla vita. Grazie a chi ha camminato con me. Grazie a chi mi ha insegnato che il successo vero è svegliarsi ogni mattina e sentire che stai facendo esattamente quello che devi fare.

Ai primi cinquant’anni. E a tutti quelli che verranno.

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7 commenti su “I Miei Primi 50 Anni”

  1. Hai catturato perfettamente l’essenza del “connecting the dots” di Jobs: solo guardando indietro capisci che ogni scelta apparentemente casuale aveva un senso.
    Quello che colpisce di più è il tuo coraggio – scegliere la passione sulla sicurezza, le persone vere sulle opportunità vuote. Non è ingenuità, è saggezza: hai capito che il successo vero è svegliarsi ogni mattina e sentire di fare esattamente quello che devi fare.
    I cinquant’anni non sono un punto di arrivo ma una prospettiva più ricca da cui guardare avanti. Il tuo disegno è bellissimo proprio perché è autentico, imperfetto, vissuto fino in fondo.
    E hai ragione: questo è solo un altro puntino sulla tela. I prossimi cinquant’anni saranno leggendari. 🎉​​​​​​​​​​​​​​​​
    Fiero di essere un puntino nella tua vita!Ti voglio bene Nic

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  2. Carissimo Nicola nella vita si incontrano anche amici veri ed io la mia famiglia siamo stati fortunati ad incontrarti come amico e un maestro di vita il tuo modo di vedere sempre oltre e mi ha sempre entusiasmato e far parte di un puntino della tua tela mi ha commosso ti voglio un mondo di bene ❤️😘

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  3. Nicola ti auguro oggi e sempre solo bene e solo luce! Sei tra le persone che stimo di più nella vita. Una Persona, che riconosce ancora il valore del rispetto, della parola, del sacrificio. Uno dei pochi che è riuscito a far di un sogno un lavoro, quando nessuno ci credeva, un visionario sognatore che profuma di bontà e di futuro. Ti voglio bene 🫶

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  4. Auguri caro!
    Sei il numero uno!
    In America si è già sparsa la voce..
    Dopo Trump e Musk ..circola il tuo nome.. Lanziani🤩
    Fierissimo di essere un Tuo Amico..
    Buona Vita❤️

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  5. Tu hai una intelligenza fuori dalla norma! Hai unito non i puntini, ma l’intelligenza alla tenacia, allo spirito di sacrificio , alla curiosità intellettuale, al lavoro, alla famiglia, alla correttezza, alla sincerità, all’onestà e sei diventato Lanziani Hub! Auguri . Ti voglio bene

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  6. Non conosco abbastanza bene Steve Jobs né la sua teoria del “connecting the dots” ma posso dire di conoscere te, Intrepido sognatore, precursore dei tempi e instancabile costruttore di idee e progetti. Ho letto con emozione le tue parole e, con il tuo consenso, le leggerò ai miei ragazzi di terza. Quale messaggio motivazionale migliore!!
    E poi, che dire, ti voglio bene. Ma questo lo sai.
    Auguri ❤️

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  7. “Caro Nicola tanti auguri di cuore! Il tuo sapere e la tua disponibilità sono un esempio per tutti. Continua a condividere la tua passione e i tuoi progetti con amore ed entusiasmo come stai facendo, sono sicura che raccoglierai solo bene e stima.
    Ti auguro tutto il meglio per i prossimi cinquanta!
    Con affetto e stima ❤️
    Daniela

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Eugenio Marinelli

Attore – Doppiatore

In qualità di doppiatore ha prestato la voce a: Gene Wilder, Elliot Gould, David Suchet (Poirot), John Goodman, Jean Reno, John Candy, Armand Assante, Gerard Depardieu, Jim Belushi, ecc. Fra le serie tv ha diretto:  Hercule Poirot, Nypd, Flipper, Murder one, Il principe di belair, Profiler, Elite 1e 2, 3 ecc…

CINEMA: Notti Magiche (regia Paolo Virzì), Il fuggiasco (regia A. Manni), I Giudici – nel ruolo di Pippo Calò (regia Ricky Tognazzi), Il Prefetto di Ferro (regia Pasquale Squitieri), Altrove (regia Enzo Balestrieri).

TELEVISIONE: L’amante dell’Orsa Maggiore e Strada senza Uscita (RAI 1, regia A.G.Majano); Quei 36 gradini  e  La Piovra 5(RAI1, regia L.Perelli), La luna nel pozzo (RAI 2, regia Enzo Balestrieri), Il caso Giner (RAI 3  telefono giallo di Augias), Milagros(telenovela per Rete4, 100 puntate nel ruolo di Damien), Caro Maestro (regia Rossella Izzo), Il maresciallo Rocca e La Memoria e il perdono (RAI 1, regia Giorgio Capitani), L’ispettore Giusti (regia S. Martino), Un prete fra noi III° serie (regia  R. Donna), Turbo(regia A. Bonifacio), Sei forte maestro II°( regia C. Risi),Un caso di coscienza (RAI 1, regia L. Perelli), Carabinieri e Distretto di Polizia 6 (regia A. Grimaldi), Gentedimare2 (RAI1, regia G. Serafini), Il Capitano 2 (RAI 1, regia Vittorio Sindoni) RIS  4 Questa è la mia terra 2 e Amore e Vendetta e Solo per amore 2 (R. Mertez), Provaci Ancora Prof 4 (Rai 1), Applausi e Sputi regia di Ricky Tognazzi.

TEATRO: ha lavorato con Lorenzo Salveti, Lauretta Masiero, Pino Micol, Riccardo Cavallo, Patric Rossi Gastaldi, A. Kost, Fabio Crisafi ,C. Frosi, M. Landi, Antonello Riva, Berto Gavioli, Ugo Margio, ecc.

RADIO: 1977/88  Speaker per Radio Lazio, diretta da Claudio Villa; 1980/93  Conduttore dei programmi per la Rai corporation di New York

Jacopo Mauriello

Attore – Doppiatore

Diplomato all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna in Recitazione e Doppiaggio. Docenti Silvia Luzzi, Massimo Giuliani e Rodolfo Bianchi. Si perfeziona con Micheal Margotta (allievo diretto di Lee Stransberg e all’Actor Studio di New York) ; con  Barbara Enrichi (vincitrice del David di Donatello come miglior attrice non protagonista). Master “Il Dialogo” di Silvia Luzzi presso Accademia Nazionale del Cinema, Bologna.

Ratatouille, percorso di perfezionamento professionale sul monologo e spettacolo : testi tratti da Apocalypse Now, La 25° Ora, L’Attimo fuggente, Festen ecc…C.N.T Teatrocittà. Partecipa al progetto Penis Project  di P. Schiavo per il Roma Fringe festival. C.N.T Teatrocittà

CORTOMETRAGGI. How to promote a movie – Regia di D. Misischia. Otto minuti – Regia di Luca Dal Canto. Ruolo: Co-Protagonista. Petis Amis – Regia di D. Albano. Ruolo: Protagonista. Take Off – Regia di A. Capanna. Un tarlo nell’orecchio – Regia di G. Fenocchi. Exit -Regia di G. Fenocchi e Filippo Cursio. Ruolo: Protagonista.

Paolo Madonna

Ammesso e frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per il triennio 20/22.

Frequenta il Lab c/o Centro Sperimentale di Cinematografia a cura di Giancarlo Giannini

Ammesso al Seminario Propedeutico di Recitazione c/o Centro Sperimentale di Cinematografia per il triennio 2020/2022. Lab di recitazione con Danilo Nigrelli; Daniele Parisi e Luciano Colavero. Lab di Commedia dell’ Arte con Andrea Pangallo c/o Teatro della Scaletta

 Masterclass di recitazione Cinematografica con il Casting Director Dario Ceruti

Seminario di recitazione “Cechov e Noi” a cura di Eljana Popova c/o teatro Azione Campus. Seminario di recitazione “Officina dell’attore” a cura di Filippo Gili. Corso di doppiaggio presso Magma Lab Studio Direzione Artistica di Teo Bellia. Diploma presso Accademia Professionale di recitazione “Padiglione Ludwig”Direzione Artistica di Roberto Valerio e Martino D’ Amico (Docenti: Mauro Avogadro; Filippo Gili; Roberto Valerio; Carlotta Viscovo; Claudia Vegliante; Patrizia Hartman; Pietro Bontempo; Elisabetta Piccolomini; Sabrina Scuccimarra; Martino D’ Amico; Marcello Cotugno)

TEATRO Enaiat l’incredile storia, C.N.T Teatrocittà, regia di P. Schiavo. Jacques e il suo Padrone di Milan Kundera – Regia di Danilo Nigrelli,Cucina Buona In Tempi Cattivi ( testo di Francesco Battaglia)– Regia di Matteo Finamore; Compagnia Fucina Zero. Il Gabbiano di Anton Cechov – Regia di Luca De Bei. Hedda Gabler di Henrik Ibsen – Regia di Veronica Cruciani. La Piccola Città di Thornton Wilder- Regia di Marcello Cotugno Verso la Guerra di Carlo Goldoni- Regia di Roberto Valerio. Concorso in Divenire (Teatro Danza) – Regia di Valeria Andreozzi

Antonio De Stefano

Si diploma al Centro di formazione e Allenamento alle arti sceniche ACTING CREAZIONE RICERCA, diretto da Lucilla Lupaioli.

Studia educazione della voce con Valeria Benedetti Michelangeli; movimento scenico con Alberto Bellandi; canto con Evelina Meghnagi; metodo linklater con Antonella Voce; danza con Paola Sorressa e Susanna Odevaine; aikido con il maestro Mario Comite.

Prosegue il suo percorso professionale motivato dalla convinzione che coltivare contesti di ricerca, costruzione e creazione collettiva, aggiunga valore al suo lavoro. Significativi i progetti con la regista Lucilla Lupaioli e la Compagnia Bluestocking (tra i principali: Falsae Praetextae, finalista al Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche Dante Cappelletti 2013; Siamotuttigay –debutto al Todi Festival 2013; Darkroom e Il viaggio dell’eroe, Non perdo niente -Totally over you- di Mark Ravenhil, Primo Dicembre e Bric a Brac di L.Lupaioli, per la regia di Alessandro Di Marco) Lavora con Formiche di Vetro Teatro, sotto la direzione di Luca Trezza e con la Compagnia Teatro A – fondata da Arnaldo Ninchi e diretta dalla regista russa Valeria Freiberg.

Prende parte al Romeo e Giulietta di W.Shakespeare al Globe Theatre di Roma per la regia di Gigi Proietti. Per il cinema e la televisione: Le rose della Signora Wesmaker di Piermaria Cecchini; Ettore Spalletti: lo spazio che accoglie lo sguardo di Christian Angeli; videoclip del brano La maestrina di Fabrizio Fraioli, regia di Estefania Lochtenberg.

Nel 2014 è tra i cofondatori della CNT Compagnia Nuovo Teatro, diretta da Patrizia Schiavo, sotto la cui regia lavora agli allestimenti di Canto Clandestino, Umanità a numero chiuso, Io semplicemente noi, Picciridda, Penis Project.

Patrizia Schiavo

Direzione artistica. Attrice, regista, autrice, formatrice e insegnante di teatro.

Si forma seguendo, ancora giovanissima, diversi percorsi e metodologie in Italia e all’estero. Lavora con maestri come Dario Fo, Leo de Berardinis, Roberto Guicciardini, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Ugo Gregoretti, Giancarlo Cauteruccio e altri; con diverse compagnie teatrali e attori come (Giulio Brogi, Flavio Bucci, R. Giovampietro, Oreste Lionello, Regina Bianchi, V. Zernizt, Aldo Reggiani, C. Clery, Lello Arena e altri), affrontando diversi generi e autori, classici e contemporanei, con una attenzione particolare alla ricerca e al Teatro di impegno civile.

Ha frequentato il Lee Strasberg Institute di Los Angeles, ha continuato a perfezionarsi con Micael Margotta, Doris Hichs, Francesca de Sapio e Beatrice Bracco, costruendo con gli anni una propria strategia formativa mirata allo sviluppo e al potenziamento delle risorse individuali (rapporto tra espressività ed emozioni, vissuti e personaggi, creatività e self leadership). Collabora con la radio Rai e con la Rtsi in qualità di attrice.

Dal 93 tiene seminari e corsi di teatro in Italia, Svizzera, Germania e Olanda. Dal 1995 al 2001 dirige artisti provenienti da diverse parti del mondo all’interno di un progetto multiculturale contro la violenza e il razzismo, organizzato dall’Interkunst di Berlino.

Nel 94 fonda a Locarno, in Svizzera la C.N.T. Compagnia Nuovo Teatro, lavorando come autrice, attrice e regista.
Dal 2000 conduce corsi di formazione in ambito aziendale (tra cui Bnl, Tim, Ferrari, Terna, Social Change): “Public speaking”, “Teatro d’impresa”, creatività e comunicazione, gestione del conflitto. Docente presso “La palestra dell’attore”, la Scuola Svizzera e il Goethe Institut di Roma.

Nel 2014 fonda a Roma con un gruppo di giovani attori la nuova CNT e nel 2016 apre Teatrocittà, all’interno di un progetto di riqualificazione socio-culturale e urbanistica, in zona Torrespaccata alle spalle degli studi di Cinecittà.

Tra le varie iniziative la rassegna di corti teatrali: “Frammenti al femminile”, workshop e contest come “Corpo mobile”, dedicato alla danza contemporanea e il progetto “Parla con lei” per una nuova cultura della parità e del rispetto aperto con lo spettacolo molto amato da pubblico e critica,”Il laboratorio della Vagina”.

ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!