Il rispetto del dipendente/collaboratore: l’essere umano al centro dell’innovazione, della qualità di vita e del team building

Nel dinamico panorama aziendale del 2024, il rispetto del dipendente, la priorità data alla qualità della vita e l’importanza del team building emergono come fattori critici per il successo e la longevità di un’impresa. Questa visione si allinea perfettamente con la nostra filosofia, dove “l’essere umano al centro” non è solo uno slogan, ma il cuore pulsante di ogni iniziativa.

Un ecosistema centrato sull’uomo, sulla qualità della vita e sulla forza del team

Il nostro approccio si basa sulla creazione di un ecosistema unico di spazi collaborativi ispiratori, un’accademia all’avanguardia e incontri di settore focalizzati sul progresso e le tecnologie emergenti. La nostra visione è di generare centri di innovazione per incoraggiare e supportare i brillanti talenti del mondo digitale e tecnologico, connettendoli con la comunità globale, sempre mantenendo un forte focus sulla qualità della vita e sulla costruzione di team coesi e performanti.

Questo si basa su un principio fondamentale: la tecnologia è un mezzo, non un fine. È uno strumento che permette di ampliare le potenzialità umane, superare i confini e connettersi a livello globale, migliorando al contempo la qualità della vita e rafforzando i legami all’interno dei team. Ma è l’essere umano, con la sua creatività, passione e capacità di collaborare, a rimanere al centro del processo.

Perché i dipendenti lasciano le aziende?

In un contesto in cui l’elemento umano, la qualità della vita e il senso di appartenenza al team sono così cruciali, diventa essenziale comprendere perché i dipendenti talvolta scelgono di lasciare le aziende:

  1. Mancanza di equilibrio vita-lavoro: L’incapacità di conciliare impegni professionali e personali è un forte motivatore per il cambiamento.
  2. Ambiente di lavoro non collaborativo: Un clima aziendale che non promuove il team building, l’empatia e la collaborazione erode rapidamente la lealtà dei dipendenti.
  3. Assenza di crescita professionale e di team: La stagnazione delle competenze individuali e di gruppo spinge i talenti verso aziende che offrono maggiori possibilità di sviluppo.
  4. Mancanza di riconoscimento individuale e di team: I dipendenti che non si sentono apprezzati, sia individualmente che come parte di un team, tendono a cercare opportunità altrove.
  5. Compenso inadeguato: Sebbene non sia il fattore principale, stipendi non competitivi o benefit insufficienti possono influenzare la decisione di un dipendente.

Il dipendente come spesa: un errore strategico, umano e di team

Vedere i dipendenti principalmente come una voce di costo non solo è un grave errore strategico, ma va contro i principi di valorizzazione dell’essere umano, della qualità della vita e del team building. Questa mentalità porta a:

  • Sottoinvestimento nella formazione, nello sviluppo personale e nelle attività di team building
  • Mancanza di attenzione al benessere individuale e collettivo
  • Ambienti di lavoro poco stimolanti e non centrati sulla collaborazione
  • Alta rotazione del personale e disgregazione dei team
  • Perdita di conoscenze, competenze chiave e sinergie di gruppo

Investire nei dipendenti e nel team building: la chiave per un’azienda efficiente, unica e centrata sull’umano

Per rendere un’azienda veramente efficiente e distinguerla dalla concorrenza, è fondamentale investire nei dipendenti e nel team building, mettendo l’essere umano e la qualità della vita al centro:

  1. Promozione dell’equilibrio vita-lavoro: Implementare politiche che permettano ai dipendenti di gestire efficacemente la loro vita personale e professionale, come orari flessibili e lavoro da remoto, pur mantenendo momenti di connessione di team.
  2. Cultura del benessere olistico e di team: Creare programmi che promuovano il benessere fisico, mentale ed emotivo dei dipendenti, sia individualmente che come gruppo, riconoscendo che la salute e la felicità personale e collettiva sono fondamentali per la produttività e l’innovazione.
  3. Formazione continua e crescita del team: Aggiornare costantemente le competenze dei dipendenti e offrire opportunità di sviluppo personale e di gruppo, in linea con l’idea di un’accademia all’avanguardia che valorizza sia l’individuo che il team.
  4. Ambiente di lavoro ispiratore e collaborativo: Creare spazi che non solo favoriscano l’innovazione tecnologica, ma anche il rispetto per l’ambiente, il legame con la comunità circostante e la collaborazione tra team, migliorando la qualità della vita lavorativa.
  5. Cultura del feedback, dell’ascolto e della comunicazione di team: Promuovere un ambiente in cui il feedback costruttivo, l’ascolto attivo e la comunicazione aperta sono benvenuti e utilizzati per il miglioramento continuo, sia a livello individuale che di team.
  6. Responsabilizzazione e innovazione collaborativa: Dare ai team l’autonomia di prendere decisioni e contribuire significativamente al successo aziendale, promuovendo un’innovazione che nasce dalla sinergia delle idee e delle passioni delle persone.
  7. Attività di team building mirate: Organizzare regolarmente eventi e attività che rafforzino i legami tra i membri del team, promuovano la comprensione reciproca e migliorino la collaborazione, sia in contesti lavorativi che in ambienti più rilassati e informali.

Da “dipendente” a “collaboratore”: un cambiamento solo di facciata?

Negli ultimi anni, molte aziende hanno adottato il termine “collaboratore” in sostituzione di “dipendente”. Questa scelta linguistica, apparentemente progressista, mira a suggerire un ambiente di lavoro più paritario e collaborativo. Tuttavia, è fondamentale chiedersi: questo cambiamento di terminologia si traduce in un reale miglioramento delle condizioni lavorative e del rispetto per l’individuo?

Il rischio di un cambiamento superficiale

Purtroppo, in molti casi, il passaggio da “dipendente” a “collaboratore” rimane un mero esercizio di cosmesi aziendale. Le organizzazioni che adottano questa nuova terminologia senza una profonda comprensione del suo significato rischiano di creare un divario ancora più ampio tra le aspettative dei lavoratori e la realtà quotidiana.

Un vero “collaboratore” dovrebbe essere:

  • Coinvolto nei processi decisionali
  • Valorizzato per le sue idee e il suo contributo unico
  • Trattato come parte integrante del successo aziendale
  • Supportato nel suo sviluppo professionale e personale

Oltre le etichette: comprendere il vero valore della persona

Il punto cruciale non è tanto l’etichetta che usiamo, ma il modo in cui trattiamo e valorizziamo le persone all’interno dell’organizzazione. Un approccio autenticamente centrato sull’essere umano richiede:

  1. Riconoscimento dell’individualità: Ogni persona porta un set unico di esperienze, competenze e prospettive. Valorizzare questa diversità è fondamentale per l’innovazione e la crescita.
  2. Empowerment reale: Dare alle persone non solo responsabilità, ma anche l’autorità e gli strumenti per prendere decisioni e implementare cambiamenti.
  3. Cultura della fiducia: Creare un ambiente in cui le persone si sentano sicure di esprimere idee, prendere rischi calcolati e imparare dagli errori.
  4. Sviluppo continuo: Investire nella crescita professionale e personale di ogni individuo, non solo per le competenze tecniche, ma anche per le soft skills e il benessere generale.
  5. Allineamento dei valori: Assicurarsi che i valori aziendali non siano solo parole su un muro, ma principi vissuti quotidianamente da tutti, dal vertice alla base dell’organizzazione.

Il nostro approccio: sostanza oltre la forma

Nella nostra visione, non è l’etichetta che definisce il valore di una persona all’interno dell’organizzazione. Che si chiami dipendente, collaboratore o con qualsiasi altro termine, ciò che conta è il rispetto, la valorizzazione e l’empowerment reale che offriamo a ogni individuo.

Ci impegniamo a creare un ambiente in cui ogni persona:

  • Si senta veramente parte di un progetto comune
  • Abbia voce in capitolo nelle decisioni che la riguardano
  • Veda riconosciuto il proprio contributo unico
  • Trovi opportunità di crescita e realizzazione personale

In definitiva, il vero cambiamento non sta nel nome che usiamo, ma nelle azioni che intraprendiamo ogni giorno per creare un luogo di lavoro che rispetti, valorizzi e potenzi ogni essere umano al suo interno.

L’essere umano, la qualità della vita e il team come motori dell’innovazione

“Se un dipendente non è una risorsa ma una spesa, spesso è colpa dell’imprenditore.” Questa affermazione racchiude una profonda verità che si allinea perfettamente con la nostra filosofia: la percezione dei dipendenti come costi anziché risorse è spesso il risultato di una leadership miope e di una cultura aziendale che ha perso di vista l’importanza dell’elemento umano, della qualità della vita e della forza del team.

Le aziende che prosperano nel lungo termine sono quelle che riconoscono il valore intrinseco dei loro dipendenti e dei team, investono nel loro sviluppo personale e professionale, e creano un ambiente in cui ogni individuo può esprimere il proprio potenziale mentre mantiene un sano equilibrio tra vita e lavoro, il tutto all’interno di team coesi e performanti. Solo attraverso questo approccio, un’impresa può veramente distinguersi, innovare e mantenere un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.

Nel 2024 e oltre, il rispetto e la valorizzazione dei dipendenti, uniti a un forte impegno per la qualità della vita e il team building, non sono solo un imperativo etico, ma una strategia aziendale vincente. È attraverso la connessione, la collaborazione e il porre l’essere umano e il suo benessere al centro, sia come individuo che come parte di un team, che possiamo costruire un futuro in cui la tecnologia e l’innovazione siano veramente al servizio dell’uomo, e non il contrario.

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Eugenio Marinelli

Attore – Doppiatore

In qualità di doppiatore ha prestato la voce a: Gene Wilder, Elliot Gould, David Suchet (Poirot), John Goodman, Jean Reno, John Candy, Armand Assante, Gerard Depardieu, Jim Belushi, ecc. Fra le serie tv ha diretto:  Hercule Poirot, Nypd, Flipper, Murder one, Il principe di belair, Profiler, Elite 1e 2, 3 ecc…

CINEMA: Notti Magiche (regia Paolo Virzì), Il fuggiasco (regia A. Manni), I Giudici – nel ruolo di Pippo Calò (regia Ricky Tognazzi), Il Prefetto di Ferro (regia Pasquale Squitieri), Altrove (regia Enzo Balestrieri).

TELEVISIONE: L’amante dell’Orsa Maggiore e Strada senza Uscita (RAI 1, regia A.G.Majano); Quei 36 gradini  e  La Piovra 5(RAI1, regia L.Perelli), La luna nel pozzo (RAI 2, regia Enzo Balestrieri), Il caso Giner (RAI 3  telefono giallo di Augias), Milagros(telenovela per Rete4, 100 puntate nel ruolo di Damien), Caro Maestro (regia Rossella Izzo), Il maresciallo Rocca e La Memoria e il perdono (RAI 1, regia Giorgio Capitani), L’ispettore Giusti (regia S. Martino), Un prete fra noi III° serie (regia  R. Donna), Turbo(regia A. Bonifacio), Sei forte maestro II°( regia C. Risi),Un caso di coscienza (RAI 1, regia L. Perelli), Carabinieri e Distretto di Polizia 6 (regia A. Grimaldi), Gentedimare2 (RAI1, regia G. Serafini), Il Capitano 2 (RAI 1, regia Vittorio Sindoni) RIS  4 Questa è la mia terra 2 e Amore e Vendetta e Solo per amore 2 (R. Mertez), Provaci Ancora Prof 4 (Rai 1), Applausi e Sputi regia di Ricky Tognazzi.

TEATRO: ha lavorato con Lorenzo Salveti, Lauretta Masiero, Pino Micol, Riccardo Cavallo, Patric Rossi Gastaldi, A. Kost, Fabio Crisafi ,C. Frosi, M. Landi, Antonello Riva, Berto Gavioli, Ugo Margio, ecc.

RADIO: 1977/88  Speaker per Radio Lazio, diretta da Claudio Villa; 1980/93  Conduttore dei programmi per la Rai corporation di New York

Jacopo Mauriello

Attore – Doppiatore

Diplomato all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna in Recitazione e Doppiaggio. Docenti Silvia Luzzi, Massimo Giuliani e Rodolfo Bianchi. Si perfeziona con Micheal Margotta (allievo diretto di Lee Stransberg e all’Actor Studio di New York) ; con  Barbara Enrichi (vincitrice del David di Donatello come miglior attrice non protagonista). Master “Il Dialogo” di Silvia Luzzi presso Accademia Nazionale del Cinema, Bologna.

Ratatouille, percorso di perfezionamento professionale sul monologo e spettacolo : testi tratti da Apocalypse Now, La 25° Ora, L’Attimo fuggente, Festen ecc…C.N.T Teatrocittà. Partecipa al progetto Penis Project  di P. Schiavo per il Roma Fringe festival. C.N.T Teatrocittà

CORTOMETRAGGI. How to promote a movie – Regia di D. Misischia. Otto minuti – Regia di Luca Dal Canto. Ruolo: Co-Protagonista. Petis Amis – Regia di D. Albano. Ruolo: Protagonista. Take Off – Regia di A. Capanna. Un tarlo nell’orecchio – Regia di G. Fenocchi. Exit -Regia di G. Fenocchi e Filippo Cursio. Ruolo: Protagonista.

Paolo Madonna

Ammesso e frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per il triennio 20/22.

Frequenta il Lab c/o Centro Sperimentale di Cinematografia a cura di Giancarlo Giannini

Ammesso al Seminario Propedeutico di Recitazione c/o Centro Sperimentale di Cinematografia per il triennio 2020/2022. Lab di recitazione con Danilo Nigrelli; Daniele Parisi e Luciano Colavero. Lab di Commedia dell’ Arte con Andrea Pangallo c/o Teatro della Scaletta

 Masterclass di recitazione Cinematografica con il Casting Director Dario Ceruti

Seminario di recitazione “Cechov e Noi” a cura di Eljana Popova c/o teatro Azione Campus. Seminario di recitazione “Officina dell’attore” a cura di Filippo Gili. Corso di doppiaggio presso Magma Lab Studio Direzione Artistica di Teo Bellia. Diploma presso Accademia Professionale di recitazione “Padiglione Ludwig”Direzione Artistica di Roberto Valerio e Martino D’ Amico (Docenti: Mauro Avogadro; Filippo Gili; Roberto Valerio; Carlotta Viscovo; Claudia Vegliante; Patrizia Hartman; Pietro Bontempo; Elisabetta Piccolomini; Sabrina Scuccimarra; Martino D’ Amico; Marcello Cotugno)

TEATRO Enaiat l’incredile storia, C.N.T Teatrocittà, regia di P. Schiavo. Jacques e il suo Padrone di Milan Kundera – Regia di Danilo Nigrelli,Cucina Buona In Tempi Cattivi ( testo di Francesco Battaglia)– Regia di Matteo Finamore; Compagnia Fucina Zero. Il Gabbiano di Anton Cechov – Regia di Luca De Bei. Hedda Gabler di Henrik Ibsen – Regia di Veronica Cruciani. La Piccola Città di Thornton Wilder- Regia di Marcello Cotugno Verso la Guerra di Carlo Goldoni- Regia di Roberto Valerio. Concorso in Divenire (Teatro Danza) – Regia di Valeria Andreozzi

Antonio De Stefano

Si diploma al Centro di formazione e Allenamento alle arti sceniche ACTING CREAZIONE RICERCA, diretto da Lucilla Lupaioli.

Studia educazione della voce con Valeria Benedetti Michelangeli; movimento scenico con Alberto Bellandi; canto con Evelina Meghnagi; metodo linklater con Antonella Voce; danza con Paola Sorressa e Susanna Odevaine; aikido con il maestro Mario Comite.

Prosegue il suo percorso professionale motivato dalla convinzione che coltivare contesti di ricerca, costruzione e creazione collettiva, aggiunga valore al suo lavoro. Significativi i progetti con la regista Lucilla Lupaioli e la Compagnia Bluestocking (tra i principali: Falsae Praetextae, finalista al Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche Dante Cappelletti 2013; Siamotuttigay –debutto al Todi Festival 2013; Darkroom e Il viaggio dell’eroe, Non perdo niente -Totally over you- di Mark Ravenhil, Primo Dicembre e Bric a Brac di L.Lupaioli, per la regia di Alessandro Di Marco) Lavora con Formiche di Vetro Teatro, sotto la direzione di Luca Trezza e con la Compagnia Teatro A – fondata da Arnaldo Ninchi e diretta dalla regista russa Valeria Freiberg.

Prende parte al Romeo e Giulietta di W.Shakespeare al Globe Theatre di Roma per la regia di Gigi Proietti. Per il cinema e la televisione: Le rose della Signora Wesmaker di Piermaria Cecchini; Ettore Spalletti: lo spazio che accoglie lo sguardo di Christian Angeli; videoclip del brano La maestrina di Fabrizio Fraioli, regia di Estefania Lochtenberg.

Nel 2014 è tra i cofondatori della CNT Compagnia Nuovo Teatro, diretta da Patrizia Schiavo, sotto la cui regia lavora agli allestimenti di Canto Clandestino, Umanità a numero chiuso, Io semplicemente noi, Picciridda, Penis Project.

Patrizia Schiavo

Direzione artistica. Attrice, regista, autrice, formatrice e insegnante di teatro.

Si forma seguendo, ancora giovanissima, diversi percorsi e metodologie in Italia e all’estero. Lavora con maestri come Dario Fo, Leo de Berardinis, Roberto Guicciardini, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Ugo Gregoretti, Giancarlo Cauteruccio e altri; con diverse compagnie teatrali e attori come (Giulio Brogi, Flavio Bucci, R. Giovampietro, Oreste Lionello, Regina Bianchi, V. Zernizt, Aldo Reggiani, C. Clery, Lello Arena e altri), affrontando diversi generi e autori, classici e contemporanei, con una attenzione particolare alla ricerca e al Teatro di impegno civile.

Ha frequentato il Lee Strasberg Institute di Los Angeles, ha continuato a perfezionarsi con Micael Margotta, Doris Hichs, Francesca de Sapio e Beatrice Bracco, costruendo con gli anni una propria strategia formativa mirata allo sviluppo e al potenziamento delle risorse individuali (rapporto tra espressività ed emozioni, vissuti e personaggi, creatività e self leadership). Collabora con la radio Rai e con la Rtsi in qualità di attrice.

Dal 93 tiene seminari e corsi di teatro in Italia, Svizzera, Germania e Olanda. Dal 1995 al 2001 dirige artisti provenienti da diverse parti del mondo all’interno di un progetto multiculturale contro la violenza e il razzismo, organizzato dall’Interkunst di Berlino.

Nel 94 fonda a Locarno, in Svizzera la C.N.T. Compagnia Nuovo Teatro, lavorando come autrice, attrice e regista.
Dal 2000 conduce corsi di formazione in ambito aziendale (tra cui Bnl, Tim, Ferrari, Terna, Social Change): “Public speaking”, “Teatro d’impresa”, creatività e comunicazione, gestione del conflitto. Docente presso “La palestra dell’attore”, la Scuola Svizzera e il Goethe Institut di Roma.

Nel 2014 fonda a Roma con un gruppo di giovani attori la nuova CNT e nel 2016 apre Teatrocittà, all’interno di un progetto di riqualificazione socio-culturale e urbanistica, in zona Torrespaccata alle spalle degli studi di Cinecittà.

Tra le varie iniziative la rassegna di corti teatrali: “Frammenti al femminile”, workshop e contest come “Corpo mobile”, dedicato alla danza contemporanea e il progetto “Parla con lei” per una nuova cultura della parità e del rispetto aperto con lo spettacolo molto amato da pubblico e critica,”Il laboratorio della Vagina”.

ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!