«La vostra missione è distruggere l’AI»: cosa il discorso di Ronny Chieng dice davvero a studenti e professionisti

«La vostra missione è distruggere l’AI»: cosa il discorso di Ronny Chieng dice davvero a studenti e professionisti

Ogni primavera, nelle università di tutto il mondo, va in scena lo stesso copione. Un ospite sale sul palco davanti ai neolaureati e ripete il mantra del momento: imparate a padroneggiare l’intelligenza artificiale, perché è lì che si gioca il vostro futuro. Quest’anno, però, all’Harvard Class Day, la celebrazione che precede la cerimonia di laurea, qualcuno ha deciso di rovesciare il tavolo. E lo ha fatto con una frase destinata a rimbalzare ovunque: «La missione della vostra generazione è distruggere l’AI».

A pronunciarla è stato Ronny Chieng, comico e attore di origini malesi, volto noto del The Daily Show. Una provocazione, certo, detta col tempismo di chi sa far ridere una platea. Ma sotto la battuta c’è un ragionamento serio, ed è proprio quello che, secondo me, dovrebbe far riflettere chi oggi sta studiando o muove i primi passi nel mondo del lavoro.

Non è una crociata contro la tecnologia

Partiamo da un equivoco da sciogliere subito: Chieng non ce l’ha con l’intelligenza artificiale in quanto tale. Lo ha detto chiaramente, chi usa questi strumenti per accelerare la ricerca in medicina o in fisica «non è il problema». Il bersaglio è un altro: chi usa l’AI per evitare di pensare, leggere, scrivere, imparare.

Non è un timore campato in aria. Nel discorso Chieng cita uno studio del MIT del 2025, intitolato “Your Brain on ChatGPT”, che parla di “debito cognitivo”: un affidarsi eccessivo ai modelli linguistici che, alla lunga, può indebolire le nostre capacità di pensiero. È la versione scientifica di un’intuizione semplice: un muscolo che non alleni si atrofizza. E il cervello non fa eccezione.

La sua tesi più tagliente è che l’intelligenza artificiale rischia di rendere le persone mediocri ancora più mediocri. Non perché la macchina sia stupida, ma perché toglie a chi la usa male l’occasione di diventare bravo. Ha preso in giro chi si vanta che ormai «l’AI mi legge e mi riassume le email» e la sua risposta, in sostanza, è: so farlo anch’io, e se non sai farlo tu, il problema non è la tecnologia.

È un punto che, in versione meno comica, ripetiamo spesso anche al Lanziani Hub: lo strumento non sostituisce la competenza, la mette in evidenza. Funziona benissimo nelle mani di chi sa già fare; diventa una stampella per chi spera di saltare il lavoro vero.

«Creare è la parte divertente»

Il cuore del discorso, però, è un’idea semplice e quasi commovente: creare è la parte bella. Chieng l’ha spiegato col suo mestiere. Quello che ama della scrittura comica, ha detto, è incastrare i pezzi di una battuta e provare la soddisfazione di aver risolto qualcosa di difficile. Perché dovrebbe regalare proprio quella soddisfazione a un algoritmo?

E qui arriva il passaggio che vale oro per chi studia o si sta formando: le scorciatoie che ci portano dritti al risultato, saltando il percorso, ci derubano di qualcosa di essenziale. Perché il percorso non è soltanto il modo in cui acquisiamo le competenze. Il percorso è il punto. È nella fatica di capire, sbagliare e riprovare che si costruisce ciò che diventiamo.

Mi viene in mente la frase di Alvin Toffler che teniamo bene in vista: l’analfabeta del XXI secolo non sarà chi non sa leggere o scrivere, ma chi non sa imparare, dis-imparare e re-imparare. Delegare all’AI anche la fatica di imparare significa rinunciare proprio alla competenza più importante di tutte: quella di continuare a crescere.

La vera sfida non è uomo contro macchina

L’immagine più lucida Chieng l’ha tenuta per il finale. La battaglia della vostra generazione, ha detto ai laureati, non sarà uomo contro intelligenza artificiale — quella, ha scherzato, è ancora lontana qualche mese. La vera linea di frattura sarà un’altra: sostanza contro superficialità. Padronanza contro il fingere di sapere. Buon gusto contro mediocrità.

Per uno studente o un giovane professionista è la cosa più importante da portare a casa. Nel mercato del lavoro che vi aspetta, l’AI sarà uno strumento disponibile a tutti — e proprio per questo non farà la differenza. La differenza la farà chi ha davvero costruito qualcosa dentro di sé: chi sa giudicare se un risultato è buono o scadente, chi riconosce un’idea banale da una brillante, chi ha il gusto e il criterio che nessun prompt può improvvisare. La tecnologia livella verso il basso chi non ha basi; amplifica chi le ha.

Oltre l’AI: trova il tuo scopo

C’è una parte del discorso, meno citata di quella virale sull’AI, che merita la stessa attenzione — forse di più. Verso la fine, Chieng abbandona i toni provocatori e diventa sincero. Il consiglio che lascia ai laureati è di seguire la propria passione: per lui è stata la stand-up comedy. «Quando hai chiarezza di scopo e fai qualcosa che ami, ogni giorno può essere una gioia», ha detto, «e quella gioia può contagiare anche gli altri».

Il suo invito è quasi paradossale: inseguite ciò di cui non riuscite a smettere di parlare, fino al punto di rovinarci le relazioni a forza di parlarne. È l’opposto della logica del “scegli ciò che conviene”. Anzi, ha esortato i ragazzi a noninseguire solo i soldi — facili, per chi esce da certe università — ma a mettersi a risolvere problemi veri: la fame, l’accesso all’istruzione.

E poi qualche consiglio rapido, di quelli che valgono per tutti: fai in modo che la tua vita offline sia migliore di quella online. Crea più di quanto ti lamenti. Essere cinici non è un segno di intelligenza. Sono frasi buttate lì tra una risata e l’altra, ma centrano un punto che ha poco a che fare con la tecnologia e molto con il diventare adulti.

Cosa farne, concretamente

Se studi o stai iniziando a lavorare, il messaggio di Chieng si traduce in qualche scelta molto pratica:

  • Usa l’AI come palestra, non come stampella. Falla diventare un tutor che ti spiega, ti corregge e ti spinge oltre, non un ghostwriter che lavora al posto tuo mentre tu guardi.
  • Proteggi la parte difficile. È lì che si impara. Quando senti la tentazione di saltare il passaggio faticoso, è probabile che sia proprio quello il momento in cui stavi per crescere.
  • Coltiva il giudizio e il gusto. Leggi, confronta, esponiti a cose fatte bene. Sono le competenze che ti rendono capace di usare l’AI con criterio, invece di esserne usato.
  • Non delegare la tua curiosità. La voglia di capire come funzionano le cose è l’unico vantaggio competitivo che nessuno potrà scaricare con un aggiornamento.
  • Cerca lo scopo, non solo lo stipendio. Una direzione chiara e un lavoro che ti appassiona reggono meglio di qualsiasi scorciatoia e rendono naturale fare la fatica che ti fa crescere.

La provocazione di Chieng «distruggete l’AI» funziona perché è iperbolica. Il punto vero non è spegnere le macchine, ma non spegnere noi stessi. Non lasciare che la comodità ci derubi della gioia di imparare, di creare, di diventare bravi in qualcosa.

E forse non è un caso che quei laureati, invece di fischiare, si siano alzati ad applaudire. Sotto la risata avevano riconosciuto una cosa semplice e vera: il futuro non sarà di chi sa usare meglio l’AI, ma di chi avrà ancora qualcosa da metterci dentro.


Guarda il discorso integrale di Ronny Chieng all’Harvard Class Day 2026, pubblicato dal canale ufficiale di Harvard University: Ronny Chieng Address | Harvard Class Day 2026.

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Eugenio Marinelli

Attore – Doppiatore

In qualità di doppiatore ha prestato la voce a: Gene Wilder, Elliot Gould, David Suchet (Poirot), John Goodman, Jean Reno, John Candy, Armand Assante, Gerard Depardieu, Jim Belushi, ecc. Fra le serie tv ha diretto:  Hercule Poirot, Nypd, Flipper, Murder one, Il principe di belair, Profiler, Elite 1e 2, 3 ecc…

CINEMA: Notti Magiche (regia Paolo Virzì), Il fuggiasco (regia A. Manni), I Giudici – nel ruolo di Pippo Calò (regia Ricky Tognazzi), Il Prefetto di Ferro (regia Pasquale Squitieri), Altrove (regia Enzo Balestrieri).

TELEVISIONE: L’amante dell’Orsa Maggiore e Strada senza Uscita (RAI 1, regia A.G.Majano); Quei 36 gradini  e  La Piovra 5(RAI1, regia L.Perelli), La luna nel pozzo (RAI 2, regia Enzo Balestrieri), Il caso Giner (RAI 3  telefono giallo di Augias), Milagros(telenovela per Rete4, 100 puntate nel ruolo di Damien), Caro Maestro (regia Rossella Izzo), Il maresciallo Rocca e La Memoria e il perdono (RAI 1, regia Giorgio Capitani), L’ispettore Giusti (regia S. Martino), Un prete fra noi III° serie (regia  R. Donna), Turbo(regia A. Bonifacio), Sei forte maestro II°( regia C. Risi),Un caso di coscienza (RAI 1, regia L. Perelli), Carabinieri e Distretto di Polizia 6 (regia A. Grimaldi), Gentedimare2 (RAI1, regia G. Serafini), Il Capitano 2 (RAI 1, regia Vittorio Sindoni) RIS  4 Questa è la mia terra 2 e Amore e Vendetta e Solo per amore 2 (R. Mertez), Provaci Ancora Prof 4 (Rai 1), Applausi e Sputi regia di Ricky Tognazzi.

TEATRO: ha lavorato con Lorenzo Salveti, Lauretta Masiero, Pino Micol, Riccardo Cavallo, Patric Rossi Gastaldi, A. Kost, Fabio Crisafi ,C. Frosi, M. Landi, Antonello Riva, Berto Gavioli, Ugo Margio, ecc.

RADIO: 1977/88  Speaker per Radio Lazio, diretta da Claudio Villa; 1980/93  Conduttore dei programmi per la Rai corporation di New York

Jacopo Mauriello

Attore – Doppiatore

Diplomato all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna in Recitazione e Doppiaggio. Docenti Silvia Luzzi, Massimo Giuliani e Rodolfo Bianchi. Si perfeziona con Micheal Margotta (allievo diretto di Lee Stransberg e all’Actor Studio di New York) ; con  Barbara Enrichi (vincitrice del David di Donatello come miglior attrice non protagonista). Master “Il Dialogo” di Silvia Luzzi presso Accademia Nazionale del Cinema, Bologna.

Ratatouille, percorso di perfezionamento professionale sul monologo e spettacolo : testi tratti da Apocalypse Now, La 25° Ora, L’Attimo fuggente, Festen ecc…C.N.T Teatrocittà. Partecipa al progetto Penis Project  di P. Schiavo per il Roma Fringe festival. C.N.T Teatrocittà

CORTOMETRAGGI. How to promote a movie – Regia di D. Misischia. Otto minuti – Regia di Luca Dal Canto. Ruolo: Co-Protagonista. Petis Amis – Regia di D. Albano. Ruolo: Protagonista. Take Off – Regia di A. Capanna. Un tarlo nell’orecchio – Regia di G. Fenocchi. Exit -Regia di G. Fenocchi e Filippo Cursio. Ruolo: Protagonista.

Paolo Madonna

Ammesso e frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per il triennio 20/22.

Frequenta il Lab c/o Centro Sperimentale di Cinematografia a cura di Giancarlo Giannini

Ammesso al Seminario Propedeutico di Recitazione c/o Centro Sperimentale di Cinematografia per il triennio 2020/2022. Lab di recitazione con Danilo Nigrelli; Daniele Parisi e Luciano Colavero. Lab di Commedia dell’ Arte con Andrea Pangallo c/o Teatro della Scaletta

 Masterclass di recitazione Cinematografica con il Casting Director Dario Ceruti

Seminario di recitazione “Cechov e Noi” a cura di Eljana Popova c/o teatro Azione Campus. Seminario di recitazione “Officina dell’attore” a cura di Filippo Gili. Corso di doppiaggio presso Magma Lab Studio Direzione Artistica di Teo Bellia. Diploma presso Accademia Professionale di recitazione “Padiglione Ludwig”Direzione Artistica di Roberto Valerio e Martino D’ Amico (Docenti: Mauro Avogadro; Filippo Gili; Roberto Valerio; Carlotta Viscovo; Claudia Vegliante; Patrizia Hartman; Pietro Bontempo; Elisabetta Piccolomini; Sabrina Scuccimarra; Martino D’ Amico; Marcello Cotugno)

TEATRO Enaiat l’incredile storia, C.N.T Teatrocittà, regia di P. Schiavo. Jacques e il suo Padrone di Milan Kundera – Regia di Danilo Nigrelli,Cucina Buona In Tempi Cattivi ( testo di Francesco Battaglia)– Regia di Matteo Finamore; Compagnia Fucina Zero. Il Gabbiano di Anton Cechov – Regia di Luca De Bei. Hedda Gabler di Henrik Ibsen – Regia di Veronica Cruciani. La Piccola Città di Thornton Wilder- Regia di Marcello Cotugno Verso la Guerra di Carlo Goldoni- Regia di Roberto Valerio. Concorso in Divenire (Teatro Danza) – Regia di Valeria Andreozzi

Antonio De Stefano

Si diploma al Centro di formazione e Allenamento alle arti sceniche ACTING CREAZIONE RICERCA, diretto da Lucilla Lupaioli.

Studia educazione della voce con Valeria Benedetti Michelangeli; movimento scenico con Alberto Bellandi; canto con Evelina Meghnagi; metodo linklater con Antonella Voce; danza con Paola Sorressa e Susanna Odevaine; aikido con il maestro Mario Comite.

Prosegue il suo percorso professionale motivato dalla convinzione che coltivare contesti di ricerca, costruzione e creazione collettiva, aggiunga valore al suo lavoro. Significativi i progetti con la regista Lucilla Lupaioli e la Compagnia Bluestocking (tra i principali: Falsae Praetextae, finalista al Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche Dante Cappelletti 2013; Siamotuttigay –debutto al Todi Festival 2013; Darkroom e Il viaggio dell’eroe, Non perdo niente -Totally over you- di Mark Ravenhil, Primo Dicembre e Bric a Brac di L.Lupaioli, per la regia di Alessandro Di Marco) Lavora con Formiche di Vetro Teatro, sotto la direzione di Luca Trezza e con la Compagnia Teatro A – fondata da Arnaldo Ninchi e diretta dalla regista russa Valeria Freiberg.

Prende parte al Romeo e Giulietta di W.Shakespeare al Globe Theatre di Roma per la regia di Gigi Proietti. Per il cinema e la televisione: Le rose della Signora Wesmaker di Piermaria Cecchini; Ettore Spalletti: lo spazio che accoglie lo sguardo di Christian Angeli; videoclip del brano La maestrina di Fabrizio Fraioli, regia di Estefania Lochtenberg.

Nel 2014 è tra i cofondatori della CNT Compagnia Nuovo Teatro, diretta da Patrizia Schiavo, sotto la cui regia lavora agli allestimenti di Canto Clandestino, Umanità a numero chiuso, Io semplicemente noi, Picciridda, Penis Project.

Patrizia Schiavo

Direzione artistica. Attrice, regista, autrice, formatrice e insegnante di teatro.

Si forma seguendo, ancora giovanissima, diversi percorsi e metodologie in Italia e all’estero. Lavora con maestri come Dario Fo, Leo de Berardinis, Roberto Guicciardini, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Ugo Gregoretti, Giancarlo Cauteruccio e altri; con diverse compagnie teatrali e attori come (Giulio Brogi, Flavio Bucci, R. Giovampietro, Oreste Lionello, Regina Bianchi, V. Zernizt, Aldo Reggiani, C. Clery, Lello Arena e altri), affrontando diversi generi e autori, classici e contemporanei, con una attenzione particolare alla ricerca e al Teatro di impegno civile.

Ha frequentato il Lee Strasberg Institute di Los Angeles, ha continuato a perfezionarsi con Micael Margotta, Doris Hichs, Francesca de Sapio e Beatrice Bracco, costruendo con gli anni una propria strategia formativa mirata allo sviluppo e al potenziamento delle risorse individuali (rapporto tra espressività ed emozioni, vissuti e personaggi, creatività e self leadership). Collabora con la radio Rai e con la Rtsi in qualità di attrice.

Dal 93 tiene seminari e corsi di teatro in Italia, Svizzera, Germania e Olanda. Dal 1995 al 2001 dirige artisti provenienti da diverse parti del mondo all’interno di un progetto multiculturale contro la violenza e il razzismo, organizzato dall’Interkunst di Berlino.

Nel 94 fonda a Locarno, in Svizzera la C.N.T. Compagnia Nuovo Teatro, lavorando come autrice, attrice e regista.
Dal 2000 conduce corsi di formazione in ambito aziendale (tra cui Bnl, Tim, Ferrari, Terna, Social Change): “Public speaking”, “Teatro d’impresa”, creatività e comunicazione, gestione del conflitto. Docente presso “La palestra dell’attore”, la Scuola Svizzera e il Goethe Institut di Roma.

Nel 2014 fonda a Roma con un gruppo di giovani attori la nuova CNT e nel 2016 apre Teatrocittà, all’interno di un progetto di riqualificazione socio-culturale e urbanistica, in zona Torrespaccata alle spalle degli studi di Cinecittà.

Tra le varie iniziative la rassegna di corti teatrali: “Frammenti al femminile”, workshop e contest come “Corpo mobile”, dedicato alla danza contemporanea e il progetto “Parla con lei” per una nuova cultura della parità e del rispetto aperto con lo spettacolo molto amato da pubblico e critica,”Il laboratorio della Vagina”.

ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!