L’Intelligenza artificiale a scuola: perché è tempo di abbracciare il futuro invece di temerlo

L’Intelligenza artificiale a scuola: perché è tempo di abbracciare il futuro invece di temerlo

Il futuro del lavoro non appartiene a chi possiede più diplomi appesi alla parete, ma a chi sa risolvere problemi, pensare in modo critico e adattarsi ai cambiamenti. L’intelligenza artificiale nell’educazione non è una minaccia da temere, ma uno strumento potentissimo per preparare le nuove generazioni a un mondo che premia le competenze concrete piuttosto che i “pezzi di carta” senza sostanza. È giunto il momento per genitori, insegnanti e studenti di comprendere che l’alfabetizzazione all’IA non è un lusso, ma una necessità per non rimanere indietro in un mercato del lavoro che si sta trasformando radicalmente.

A child interacting with an AI chatbot interface on a tablet, illustrating AI's role in personalized learning and digital skills education.

La rivoluzione silenziosa nelle aule italiane

L’Italia sta vivendo una trasformazione digitale nel settore educativo che molti non percepiscono completamente. Nel 2025, il nostro paese ha avviato un progetto pilota che ha introdotto assistenti virtuali basati su IA in 15 classi distribuite in quattro regioni, sostenuto da un fondo da 1 miliardo di euro. Questo investimento rappresenta molto più di un semplice esperimento tecnologico: è il riconoscimento che il sistema educativo deve evolversi per rimanere rilevante.

I dati parlano chiaro: l’81% degli studenti italiani utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per lo studio, ma solo il 28% impara queste competenze a scuola. Questo divario evidenzia un problema sistemico: mentre i giovani abbracciano intuitivamente la tecnologia, il sistema formale fatica a tenere il passo. La conseguenza è una generazione che sviluppa competenze digitali in modo frammentario e spesso non strutturato.

A futuristic classroom integrating AI technology with a teacher, robot assistant, and students learning through interactive digital devices.

La situazione italiana riflette una tendenza globale. Secondo il World Economic Forum, l’IA può trasformare l’educazione rendendo l’apprendimento più personalizzato, accessibile e efficace. Gli strumenti di IA possono analizzare i pattern di apprendimento di ogni studente, identificare le aree di difficoltà e fornire supporto mirato in tempo reale. Questo non significa sostituire l’insegnante, ma potenziare le sue capacità pedagogiche attraverso dati e insights prima impensabili.^2

Perché genitori e insegnanti hanno paura (e come superarla)

La resistenza all’IA nell’educazione non nasce dal nulla. Circa l’80% dei genitori esprime preoccupazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’educazione dei propri figli. Le paure principali riguardano la privacy dei dati (58.9%), la mancanza di personalizzazione nell’apprendimento (47.8%) e il timore che l’IA possa incoraggiare il cheating accademico (48.1%).^3

Anche tra gli educatori le opinioni sono divise. Solo il 34% degli insegnanti italiani si sente preparato a utilizzare strumenti di IA nell’insegnamento. Molti temono che l’IA possa compromettere lo sviluppo del pensiero critico degli studenti, trasformandoli in consumatori passivi di risposte preconfezionate.^1

A futuristic AI hologram interacts with students using laptops in a modern classroom, illustrating AI's role as an educational tool.

Queste preoccupazioni sono comprensibili ma spesso basate su una comprensione limitata delle potenzialità dell’IA educativa. La ricerca di Stanford University ha dimostrato che “la popolarizzazione dei chatbot IA non ha aumentato i tassi complessivi di cheating nelle scuole”. Il problema non è la tecnologia in sé, ma come viene implementata e utilizzata.^5

L’educazione all’IA deve iniziare dagli adulti. Quando genitori e insegnanti comprendono come funzionano questi strumenti, possono guidare i giovani verso un uso consapevole e produttivo. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di insegnare l’etica digitale e il pensiero critico necessari per navigare in un mondo sempre più mediato dall’IA.

I benefici concreti dell’IA per studenti e apprendimento

L’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle scuole porta vantaggi tangibili che vanno oltre la semplice digitalizzazione. Gli strumenti di IA possono creare percorsi di apprendimento personalizzati che si adattano al ritmo e allo stile di ogni studente. Piattaforme come DreamBox e Smart Sparrow analizzano le risposte degli studenti in tempo reale, modificando dinamicamente il contenuto per ottimizzare la comprensione.^6

Students learning about artificial intelligence and technology in a modern, tech-integrated classroom setting.

L’accessibilità è un altro beneficio cruciale. L’IA può abbattere barriere che da sempre limitano l’apprendimento: software di riconoscimento vocale che aiutano studenti con disabilità uditive, traduttori automatici per studenti non madrelingua, e sistemi di text-to-speech per chi ha difficoltà di lettura. Secondo l’UNESCO, gli strumenti IA stanno aiutando oltre 1 miliardo di studenti con disabilità in tutto il mondo.^8

Per gli insegnanti, l’IA rappresenta un alleato potente nella gestione del carico di lavoro. L’automazione di compiti ripetitivi come la correzione di test e la generazione di report libera tempo prezioso che può essere dedicato all’interazione diretta con gli studenti e allo sviluppo di strategie pedagogiche innovative. Gli insights basati sui dati permettono agli educatori di identificare precocemente studenti in difficoltà e intervenire con supporto mirato.^6

A teacher uses interactive technology and digital infographics to engage students in a modern classroom setting.

A teacher uses interactive technology and digital infographics to engage students in a modern classroom setting.

Il futuro del lavoro premia i problem solver, non i “diplomi”

Il mercato del lavoro sta attraversando una trasformazione epocale. Aziende come Google, Apple, IBM, Tesla e Delta Airlines hanno eliminato l’obbligo del diploma universitario per molte posizioni, concentrandosi invece sulle competenze pratiche e sulla capacità di risolvere problemi. IBM ha coniato il termine “new collar” per descrivere posizioni che richiedono competenze trasferibili piuttosto che una laurea tradizionale.^9^11

Questa tendenza non è casuale. In un’economia sempre più automatizzata, le competenze più ricercate sono quelle che le macchine faticano a replicare: pensiero critico, creatività, risoluzione di problemi complessi, e capacità di adattamento. Il 70% delle aziende considera il pensiero creativo la competenza più importante per il 2024, seguito dal pensiero analitico e dalla capacità di lavorare con l’IA e i big data.^12^14

Grafico delle competenze più richieste per il futuro del lavoro secondo il World Economic Forum 2023

Grafico delle competenze più richieste per il futuro del lavoro secondo il World Economic Forum 2023

La ricerca del McKinsey Global Institute conferma che la domanda per competenze tecnologiche, sociali ed emozionali crescerà significativamente, mentre diminuirà la richiesta per competenze manuali e cognitive di base. Entro il 2030, il tempo dedicato all’uso di competenze tecnologiche avanzate aumenterà del 50% negli Stati Uniti e del 41% in Europa.^15

Competenze trasversali: Il vero tesoro del futuro

Le competenze trasversali – communication, teamwork, adaptability, critical thinking, problem-solving, creativity, leadership ed emotional intelligence – stanno diventando la moneta del futuro del lavoro. Queste competenze sono trasferibili tra industrie e ruoli diversi, rappresentando un investimento a lungo termine nel proprio capitale umano.^16

Top soft skills to develop by 2027 include creative, analytical, and systemic thinking; digital literacy; AI and big data; and adaptability skills.

Il World Economic Forum identifica le “4 C” come fondamentali per il successo nel XXI secolo: Critical thinking (pensiero critico), Creativity (creatività), Collaboration (collaborazione) e Communication (comunicazione). Queste competenze non possono essere facilmente automatizzate e rappresentano il vantaggio competitivo umano in un mondo sempre più digitale.^17

L’importanza di queste competenze è confermata dai dati: quando agli datori di lavoro viene chiesto quali competenze saranno più necessarie per la forza lavoro del futuro, il 43% identifica la comunicazione, il 40% una forte etica del lavoro, il 35% il teamwork e il 28% la capacità di problem-solving. Le competenze trasversali non sono più “soft skills” opzionali, ma requisiti essenziali per la competitività professionale.^18

L’IA come palestra per le competenze del futuro

Contrariamente a chi teme che l’IA renda gli studenti passivi, la ricerca dimostra che quando utilizzata correttamente, l’intelligenza artificiale può essere una palestra eccellente per sviluppare le competenze del futuro. Gli strumenti di IA possono presentare problemi complessi, fornire feedback immediato e incoraggiare l’iterazione e il miglioramento continuo.^2

Students in a futuristic classroom use AI-powered laptops as the teacher demonstrates personalized learning through artificial intelligence on a digital board.

L’uso etico dell’IA richiede pensiero critico: gli studenti devono imparare a valutare le risposte, identificare bias, verificare fonti e prendere decisioni informate. Questo processo sviluppa esattamente quelle competenze di analisi e valutazione che saranno cruciali nel futuro del lavoro. L’IA diventa così uno strumento per imparare a imparare, non per evitare lo sforzo cognitivo.^2

La collaborazione con l’IA insegna agli studenti come integrare capacità umane e tecnologiche. Imparano quando affidarsi alla tecnologia e quando utilizzare il proprio giudizio, come comunicare efficacemente con sistemi intelligenti, e come utilizzare gli insights tecnologici per prendere decisioni migliori. Queste sono competenze che definiranno i professionisti di successo del futuro.

La strada Italiana verso l’alfabetizzazione IA

L’Italia ha ancora strada da fare nell’alfabetizzazione digitale: solo il 45.8% degli italiani possiede competenze digitali di base, rispetto alla media UE del 55.6%. Tuttavia, il paese sta investendo significativamente nel colmare questo gap. La Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale (2024-2026) pone formazione, ricerca, pubblica amministrazione ed enterprise al centro degli sforzi, con un investimento di 1 miliardo di euro.^1

Students in a futuristic classroom use virtual reality headsets and AI-driven technology for personalized learning and smart tutoring.

Il successo di questa trasformazione dipende dalla capacità di creare sinergie tra tutti gli attori del sistema educativo. Le scuole devono diventare “laboratori di cittadinanza digitale” dove la tecnologia diventa strumento di inclusione, giustizia ed equità. Questo richiede non solo strumenti tecnologici, ma un approccio pedagogico che integri l’IA nell’apprendimento quotidiano.^20

L’educazione all’IA deve essere pratica e contestualizzata. Non si tratta di insegnare programmazione a tutti, ma di sviluppare quella che potremmo chiamare “AI literacy” – la capacità di comprendere, utilizzare criticamente e interagire efficacemente con sistemi intelligenti. Questo include competenze come il prompt design, la valutazione dell’affidabilità dei contenuti generati dall’IA, e la comprensione dei principi etici che dovrebbero guidare l’uso di queste tecnologie.

Preparare oggi i lavoratori di domani!

Il messaggio per genitori, insegnanti e policymakers è chiaro: l’IA nell’educazione non è una minaccia da evitare, ma un’opportunità da cogliere strategicamente. I giovani che crescono sviluppando competenze di problem-solving, pensiero critico e collaborazione con l’IA avranno un vantaggio competitivo significativo in un mercato del lavoro che premia sempre meno i titoli accademici e sempre più le competenze pratiche.

La sfida non è tecnologica ma culturale. Dobbiamo superare la mentalità che vede nell’automazione una minaccia e iniziare a considerarla un partner per l’amplificazione delle capacità umane. Questo richiede un cambio di paradigma nell’educazione: da un modello basato sulla trasmissione di conoscenze a uno basato sullo sviluppo di competenze trasferibili e adattabili.

Le aziende leader mondiali hanno già fatto questa scelta, preferendo candidati che sanno risolvere problemi reali piuttosto che collezionisti di diplomi senza competenze pratiche. L’Italia e le sue scuole possono seguire questa strada, preparando una generazione di cittadini digitali competenti, critici e creativi.

L’intelligenza artificiale non sostituirà mai l’intelligenza umana, ma la potenzierà. È nostro compito assicurarci che le nuove generazioni siano preparate a questa partnership, sviluppando quelle competenze unicamente umane che rimarranno sempre insostituibili: l’empatia, la creatività, il pensiero critico e la capacità di immaginare un futuro migliore.

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Eugenio Marinelli

Attore – Doppiatore

In qualità di doppiatore ha prestato la voce a: Gene Wilder, Elliot Gould, David Suchet (Poirot), John Goodman, Jean Reno, John Candy, Armand Assante, Gerard Depardieu, Jim Belushi, ecc. Fra le serie tv ha diretto:  Hercule Poirot, Nypd, Flipper, Murder one, Il principe di belair, Profiler, Elite 1e 2, 3 ecc…

CINEMA: Notti Magiche (regia Paolo Virzì), Il fuggiasco (regia A. Manni), I Giudici – nel ruolo di Pippo Calò (regia Ricky Tognazzi), Il Prefetto di Ferro (regia Pasquale Squitieri), Altrove (regia Enzo Balestrieri).

TELEVISIONE: L’amante dell’Orsa Maggiore e Strada senza Uscita (RAI 1, regia A.G.Majano); Quei 36 gradini  e  La Piovra 5(RAI1, regia L.Perelli), La luna nel pozzo (RAI 2, regia Enzo Balestrieri), Il caso Giner (RAI 3  telefono giallo di Augias), Milagros(telenovela per Rete4, 100 puntate nel ruolo di Damien), Caro Maestro (regia Rossella Izzo), Il maresciallo Rocca e La Memoria e il perdono (RAI 1, regia Giorgio Capitani), L’ispettore Giusti (regia S. Martino), Un prete fra noi III° serie (regia  R. Donna), Turbo(regia A. Bonifacio), Sei forte maestro II°( regia C. Risi),Un caso di coscienza (RAI 1, regia L. Perelli), Carabinieri e Distretto di Polizia 6 (regia A. Grimaldi), Gentedimare2 (RAI1, regia G. Serafini), Il Capitano 2 (RAI 1, regia Vittorio Sindoni) RIS  4 Questa è la mia terra 2 e Amore e Vendetta e Solo per amore 2 (R. Mertez), Provaci Ancora Prof 4 (Rai 1), Applausi e Sputi regia di Ricky Tognazzi.

TEATRO: ha lavorato con Lorenzo Salveti, Lauretta Masiero, Pino Micol, Riccardo Cavallo, Patric Rossi Gastaldi, A. Kost, Fabio Crisafi ,C. Frosi, M. Landi, Antonello Riva, Berto Gavioli, Ugo Margio, ecc.

RADIO: 1977/88  Speaker per Radio Lazio, diretta da Claudio Villa; 1980/93  Conduttore dei programmi per la Rai corporation di New York

Jacopo Mauriello

Attore – Doppiatore

Diplomato all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna in Recitazione e Doppiaggio. Docenti Silvia Luzzi, Massimo Giuliani e Rodolfo Bianchi. Si perfeziona con Micheal Margotta (allievo diretto di Lee Stransberg e all’Actor Studio di New York) ; con  Barbara Enrichi (vincitrice del David di Donatello come miglior attrice non protagonista). Master “Il Dialogo” di Silvia Luzzi presso Accademia Nazionale del Cinema, Bologna.

Ratatouille, percorso di perfezionamento professionale sul monologo e spettacolo : testi tratti da Apocalypse Now, La 25° Ora, L’Attimo fuggente, Festen ecc…C.N.T Teatrocittà. Partecipa al progetto Penis Project  di P. Schiavo per il Roma Fringe festival. C.N.T Teatrocittà

CORTOMETRAGGI. How to promote a movie – Regia di D. Misischia. Otto minuti – Regia di Luca Dal Canto. Ruolo: Co-Protagonista. Petis Amis – Regia di D. Albano. Ruolo: Protagonista. Take Off – Regia di A. Capanna. Un tarlo nell’orecchio – Regia di G. Fenocchi. Exit -Regia di G. Fenocchi e Filippo Cursio. Ruolo: Protagonista.

Paolo Madonna

Ammesso e frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per il triennio 20/22.

Frequenta il Lab c/o Centro Sperimentale di Cinematografia a cura di Giancarlo Giannini

Ammesso al Seminario Propedeutico di Recitazione c/o Centro Sperimentale di Cinematografia per il triennio 2020/2022. Lab di recitazione con Danilo Nigrelli; Daniele Parisi e Luciano Colavero. Lab di Commedia dell’ Arte con Andrea Pangallo c/o Teatro della Scaletta

 Masterclass di recitazione Cinematografica con il Casting Director Dario Ceruti

Seminario di recitazione “Cechov e Noi” a cura di Eljana Popova c/o teatro Azione Campus. Seminario di recitazione “Officina dell’attore” a cura di Filippo Gili. Corso di doppiaggio presso Magma Lab Studio Direzione Artistica di Teo Bellia. Diploma presso Accademia Professionale di recitazione “Padiglione Ludwig”Direzione Artistica di Roberto Valerio e Martino D’ Amico (Docenti: Mauro Avogadro; Filippo Gili; Roberto Valerio; Carlotta Viscovo; Claudia Vegliante; Patrizia Hartman; Pietro Bontempo; Elisabetta Piccolomini; Sabrina Scuccimarra; Martino D’ Amico; Marcello Cotugno)

TEATRO Enaiat l’incredile storia, C.N.T Teatrocittà, regia di P. Schiavo. Jacques e il suo Padrone di Milan Kundera – Regia di Danilo Nigrelli,Cucina Buona In Tempi Cattivi ( testo di Francesco Battaglia)– Regia di Matteo Finamore; Compagnia Fucina Zero. Il Gabbiano di Anton Cechov – Regia di Luca De Bei. Hedda Gabler di Henrik Ibsen – Regia di Veronica Cruciani. La Piccola Città di Thornton Wilder- Regia di Marcello Cotugno Verso la Guerra di Carlo Goldoni- Regia di Roberto Valerio. Concorso in Divenire (Teatro Danza) – Regia di Valeria Andreozzi

Antonio De Stefano

Si diploma al Centro di formazione e Allenamento alle arti sceniche ACTING CREAZIONE RICERCA, diretto da Lucilla Lupaioli.

Studia educazione della voce con Valeria Benedetti Michelangeli; movimento scenico con Alberto Bellandi; canto con Evelina Meghnagi; metodo linklater con Antonella Voce; danza con Paola Sorressa e Susanna Odevaine; aikido con il maestro Mario Comite.

Prosegue il suo percorso professionale motivato dalla convinzione che coltivare contesti di ricerca, costruzione e creazione collettiva, aggiunga valore al suo lavoro. Significativi i progetti con la regista Lucilla Lupaioli e la Compagnia Bluestocking (tra i principali: Falsae Praetextae, finalista al Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche Dante Cappelletti 2013; Siamotuttigay –debutto al Todi Festival 2013; Darkroom e Il viaggio dell’eroe, Non perdo niente -Totally over you- di Mark Ravenhil, Primo Dicembre e Bric a Brac di L.Lupaioli, per la regia di Alessandro Di Marco) Lavora con Formiche di Vetro Teatro, sotto la direzione di Luca Trezza e con la Compagnia Teatro A – fondata da Arnaldo Ninchi e diretta dalla regista russa Valeria Freiberg.

Prende parte al Romeo e Giulietta di W.Shakespeare al Globe Theatre di Roma per la regia di Gigi Proietti. Per il cinema e la televisione: Le rose della Signora Wesmaker di Piermaria Cecchini; Ettore Spalletti: lo spazio che accoglie lo sguardo di Christian Angeli; videoclip del brano La maestrina di Fabrizio Fraioli, regia di Estefania Lochtenberg.

Nel 2014 è tra i cofondatori della CNT Compagnia Nuovo Teatro, diretta da Patrizia Schiavo, sotto la cui regia lavora agli allestimenti di Canto Clandestino, Umanità a numero chiuso, Io semplicemente noi, Picciridda, Penis Project.

Patrizia Schiavo

Direzione artistica. Attrice, regista, autrice, formatrice e insegnante di teatro.

Si forma seguendo, ancora giovanissima, diversi percorsi e metodologie in Italia e all’estero. Lavora con maestri come Dario Fo, Leo de Berardinis, Roberto Guicciardini, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Ugo Gregoretti, Giancarlo Cauteruccio e altri; con diverse compagnie teatrali e attori come (Giulio Brogi, Flavio Bucci, R. Giovampietro, Oreste Lionello, Regina Bianchi, V. Zernizt, Aldo Reggiani, C. Clery, Lello Arena e altri), affrontando diversi generi e autori, classici e contemporanei, con una attenzione particolare alla ricerca e al Teatro di impegno civile.

Ha frequentato il Lee Strasberg Institute di Los Angeles, ha continuato a perfezionarsi con Micael Margotta, Doris Hichs, Francesca de Sapio e Beatrice Bracco, costruendo con gli anni una propria strategia formativa mirata allo sviluppo e al potenziamento delle risorse individuali (rapporto tra espressività ed emozioni, vissuti e personaggi, creatività e self leadership). Collabora con la radio Rai e con la Rtsi in qualità di attrice.

Dal 93 tiene seminari e corsi di teatro in Italia, Svizzera, Germania e Olanda. Dal 1995 al 2001 dirige artisti provenienti da diverse parti del mondo all’interno di un progetto multiculturale contro la violenza e il razzismo, organizzato dall’Interkunst di Berlino.

Nel 94 fonda a Locarno, in Svizzera la C.N.T. Compagnia Nuovo Teatro, lavorando come autrice, attrice e regista.
Dal 2000 conduce corsi di formazione in ambito aziendale (tra cui Bnl, Tim, Ferrari, Terna, Social Change): “Public speaking”, “Teatro d’impresa”, creatività e comunicazione, gestione del conflitto. Docente presso “La palestra dell’attore”, la Scuola Svizzera e il Goethe Institut di Roma.

Nel 2014 fonda a Roma con un gruppo di giovani attori la nuova CNT e nel 2016 apre Teatrocittà, all’interno di un progetto di riqualificazione socio-culturale e urbanistica, in zona Torrespaccata alle spalle degli studi di Cinecittà.

Tra le varie iniziative la rassegna di corti teatrali: “Frammenti al femminile”, workshop e contest come “Corpo mobile”, dedicato alla danza contemporanea e il progetto “Parla con lei” per una nuova cultura della parità e del rispetto aperto con lo spettacolo molto amato da pubblico e critica,”Il laboratorio della Vagina”.

ENAIAT
l'incredibile storia

E’ la storia di un viaggio incredibile, un’odissea durata circa otto anni, dall’Afghanistan, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e infine Italia. È la storia vera e commovente di Enaiatollah Akbari un ragazzino afghano che per essere salvato, viene “abbandonato” dalla madre… tra mille difficoltà, in Pakistan, a soli dieci anni.Il padre derubato e ucciso dai banditi, provoca nei pashtun, proprietari delle merci rubate, voglia di risarcimento per il danno subito: prendere come schiavo un figlio di quell’uomo.  

L’etnia a cui Enaiatollah appartiene è quella hazara, soggiogata dai talebani, e sua madre non aveva altra possibilità di evitargli una fine terribile se non portandolo via dall’Afghanistan.
In Pakistan si ritrova solo, senza denaro e senza la minima idea di cosa fare, se non la voglia disperata di vivere e di mantenere fede ai tre insegnamenti che la madre, prima di tornare in Afghanistan, gli lascia come regola di vita: non fare mai uso di droghe, non usare armi per colpire un altro essere umano, non rubare ma guadagnarsi da vivere lavorando.

Enaiat racconta la violenza che lo ha circondato da sempre, a partire da quando ha visto uccidere dai talebani il suo maestro colpevole solo di non aver voluto chiudere la scuola. Ma in lui prevale sempre il desiderio di farcela, di iniziare una nuova vita, facendo i lavori più umili e faticosi, sempre con il sorriso sulle labbra e riconoscenza per coloro che gli danno un giaciglio o un po’ di cibo come il padrone del Samavat dove la madre l’aveva lasciato o il mercante che gli fa vendere la merce al bazar.

Riesce a fare amicizia con altri bambini hazara anche loro soli e costretti a vivere lavorando. Insieme ad uno di loro, Sufi, dal Pakistan raggiunge con un trafficante di uomini l’Iran, lavorando poi duramente in un cantiere per riuscire a pagarsi il viaggio.

In Iran il cantiere diventa la sua casa e la sua prigione. Nessuno esce dal cantiere per paura di essere preso dalla polizia, fanno i turni solo per andare a fare la spesa. Poi dopo le ennesime ingiustizie, gli sgomberi, i rimpatri, le botte prese dai poliziotti, decide di raggiungere la Turchia, scalando le montagne per circa un mese, di notte per non essere visti, al freddo, senza cibo. E dopo tre giorni di viaggio nel cassone di un camion con un doppio fondo alto circa cinquanta centimetri, Istanbul. Ma in Turchia non c’è lavoro, così Enaiatollah e i suoi amici, che convince a pagargli il viaggio poiché sapeva qualche parola di inglese, partono di notte con un gommone a remi per la Grecia, senza salvagente, una follia dettata dall’entusiasmo e dall’incoscienza come prova che si possa anche vincere una sfida impossibile.

Insomma rischiare di essere scoperto e rimandato indietro o di perdere la vita, considerando che Enaiat è solo un bambino, sono prove così drammatiche che solo alcuni fortunati riescono a superare.  Per fortuna incontra persone che hanno umanità nei confronti di questo ragazzino educato e terribilmente solo.

Sono proprio questi pochi, ma fondamentali incontri che hanno permesso a Enaiatollah di arrivare a Torino, trovare una famiglia che lo ha preso in affido, studiare e costruirsi un futuro.

Quanti possono dire la stessa cosa? Quanti sono invece spariti nei doppifondi di un camion, congelati sulle montagne che tentavano di attraversare, o ingoiati dal mare? Ci sentiamo sereni per la vittoria di uno o dobbiamo vergognarci per la sconfitta (che significa quasi sempre morte) di tanti?

Ti richiamiamo noi!